Incontro/scontro sull’adesione dei MMG ai programmi di screening, durante il convegno agli Incurabili

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Cari Colleghi

sabato 2 febbraio, presso l’aula Tecce del P.O. degli Incurabili, si è svolto un interessante incontro interdisciplinare sugli screening oncologici nell’ambito della popolazione dell’ASL NA 1 centro, organizzato da Marco De Fazio (resp. UO Chirurgia generale PO Incurabili), L. Leopaldi (Resp. UO Oncologia PO Incurabili) e Tiziana Spinosa (Coord. Screening ASL NA1 centro). Erano presenti Oncologi, Chirurghi, Endoscopisti, Radioterapisti, Radiologi dei P.P.OO. Incurabili, Ospedale del Mare, Pellegrini e dei PSI dell’ASL. Ovviamente non poteva mancare la Medicina generale con un discreto numero di partecipanti nell’uditorio che esprimevano trasversalmente l’appartenenza al nostro sindacato, alla nostra cooperativa KOS, alla Fimmg ed alla cooperativa Comegen. Gli interventi sono stati veramente contenuti nei limiti dei 4 minuti, puntuali e mirati a rappresentare lo stato dell’arte. Tra i relatori per la Medicina generale, siamo stati invitati il sottoscritto e Peppe Tortora, oltre a C. Pizzi, A. Sardu e G. Tommasielli.

Il mio intervento seguiva immediatamente la relazione di M. Barletta (Referente aziendale Screening Colon retto) che tra l’altro in un diagramma evidenziava che su 11 distretti dell’ASL Na 1 centro, solo 2 si erano distinti per un numero statisticamente significativo di pazienti arruolati allo screening del colon retto. Nel mio intervento ho esordito autodenunciandomi come la pecora nera dello screening colon retto unitamente ai colleghi del mio distretto e degli altri 8 in posizione statistica sovrapponibile a quella del distretto 24.

Oltre ad evidenziare il ruolo centrale del MMG nello screening del colon retto per la peculiarità del rapporto fiduciario che abbiamo con i nostri pazienti, ho voluto soprattutto  incentrare l’attenzione sugli aspetti organizzativi che rappresentano la vera criticità del programma di screening oncologico ed il vero motivo della scarsa adesione dei Medici di ben 9 distretti su 11. Ho fatto presente che se consideriamo che ciascun Medico ha in carico una popolazione target mediamente di 400 assistiti e il test di screening per la gran parte di questi va ripetuto ogni 2 anni, questo comporta che le procedure di arruolamento, follow up, invio nei PDTA diventino ulteriore lavoro di routine giornaliero strutturale nella nostra attività.

Ho quindi proposto all’azienda di stampare gli inviti agli assistiti con la firma del proprio Medico di famiglia, di snellire le procedure in carico al MMG sollecitando Saniarp a superare i limiti ancora presenti nel funzionamento per l’inserimento dei dati (rendendo auspicabile il diretto collegamento con il software del MMG per accelerare le procedure di inserimento dei dati dei pazienti arruolati) e infine provvedendo ad organizzare un trasporto delle provette che non debba obbligare il MMG a fare anche il messo. Proposte che ritengo utili per trovare soluzioni alle criticità e rilanciare il programma di screening.

Invece proprio dagli esponenti della Fimmg presenti nell’aula e da quelli di Comegen ho ricevuto critiche. In particolare un collega appartenente a quella cooperativa, durante il mio intervento mi ha assalito come un tarantolato (aveva già manifestato intemperanza durante l’intervento di Tortora sullo screening della mammella) , rivendicando per sè e per i suoi il merito di avere portato a compimento lo screening nel proprio distretto, anche facendosi carico del trasporto delle provette, chiedendo io chi rappresentassi. Gli ho pacatamente risposto che sentivo di rappresentare tutti quei colleghi dei 9 distretti, che sono la grande maggioranza, che ancorchè sentano l’obbligo morale di partecipare alla realizzazione degli screening, non ce la fanno a sentirsi oberati di altre incombenze che rallentano l’attività dello studio; rappresentavo quei colleghi che non appartengono ad una pseudoelite professionale autocelebrantesi che ha spinte motivazionali per aderire ai progetti ben diverse dagli altri colleghi alle prese con il lavoro ordinario e quotidiano; gli ho chiarito che sebbene gli screening siano previsti nei LEA e quindi con la partecipazione obbligatoria del MMG, per quest’ ultimo non è previsto l’obbligo di fare anche il messo.  

Cari Colleghi, troviamo quindi strategie comuni condivisibili (potenziamento dell’organizzazione dello studio medico con personale dedicato e remunerato con gli incentivi, affidamento alle cooperative mediche dell’organizzazione ecc.), ma non mostriamoci divisi sulle posizioni. La Fimmg vuole portare al tavolo di trattativa per il prossimo AIR la richiesta di un nuovo modello organizzativo dello studio medico, dimostrando che il medico è veramente centrale in ogni processo assistenziale. Sebbene condivisibile, questo non può pesare sulle spalle dei MMG costretti a fare gli sherpa pur di poter dimostrare l’efficientismo e la capacità di portare a termine i progetti! Noi vogliamo evidenziare le criticità in maniera costruttiva e non ci gratificano le autocelebrazioni.

Un cordiale saluto

Saverio Annunziata

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